Agropoli - Cilento il porto le mie origini

Mangiare Bene (per Davvero): Come il Cilento mi Ha Insegnato a Volermi Più Bene

Published On: Luglio 4th, 2025Tags:

Ci sono luoghi che non ti lasciano mai, anche quando la distanza sembra separarvi. Per

Ci sono luoghi che non ti lasciano mai, anche quando la distanza sembra separarvi. Per me, quel luogo ha un nome semplice e carico di significato: Cilento. E non è solo una terra, è una madre, una voce gentile che mi chiama a tornare ogni volta che la vita diventa troppo frenetica, troppo artificiale, troppo lontana da ciò che conta davvero.

Sono nato ad Agropoli, un angolo di paradiso affacciato sul mare, dove l’azzurro dell’acqua si mescola con il profumo della terra. Agropoli non è solo la mia città natale. È il punto da cui parte ogni mia memoria autentica, ogni sapore che ha modellato il mio cuore, ogni odore che ancora oggi mi fa chiudere gli occhi per un secondo, per respirare più a fondo.

Negli anni, ho vissuto in altri posti, ho viaggiato, ho esplorato. Ma il cibo — quello vero, quello che ti insegna a volerti bene — l’ho ritrovato solo qui, tornando a casa. Ogni volta che metto piede ad Agropoli, il mio corpo si rilassa, la mia mente rallenta, e il mio cuore si prepara a riabbracciare qualcosa di sacro: la semplicità che sa di amore.

La cucina delle mie nonne: radici profonde e sapori eterni

Non posso parlare di cibo senza parlare di loro: nonna Italia e nonna Silvia. Le due colonne della mia infanzia. Donne forti, silenziose, generose, che cucinavano con le mani, con il cuore, con l’anima.

Ricordo ancora le mattine d’estate da nonna Italia, quando la casa profumava di farina e basilico. Lei si sedeva al tavolo di legno, prendeva quel piccolo ferretto — che sembrava un oggetto magico — e iniziava a girare l’impasto. Uno a uno, i fusilli cilentani prendevano forma. Era un gesto lento, preciso, quasi ipnotico. Mi incantavo a guardarla. Ogni fusillo era un atto d’amore. Poi li cucinava con un sugo denso, fatto con pomodori dell’orto e una manciata di cacioricotta grattugiato sopra. Ancora oggi, nessun ristorante stellato ha saputo eguagliare quel sapore.

E poi il pane cotto nel forno a legna. Ricordo il calore della cucina, il rumore della legna che bruciava, il profumo che usciva dalla porta socchiusa. Quel pane aveva una crosta croccante e un cuore morbido e tiepido. Lo tagliavamo appena sfornato, lo condividevamo ancora caldo, con un filo d’olio e un pizzico di sale. Semplice. Perfetto.

Dall’altra parte c’era nonna Silvia, più severa, più silenziosa, ma altrettanto amorevole. Era lei che mi insegnava, a modo suo, il valore del nutrimento. A volte, da piccolo, mi costringeva a mangiare il pesce, soprattutto la sogliola. Io storcevo il naso, facevo capricci, ma lei insisteva con quel suo sguardo fermo e dolce insieme. Oggi la ringrazio. Perché è grazie a lei se oggi amo il mare anche a tavola, se so riconoscere la freschezza in un filetto, se riesco a gustare il sapore semplice di una sogliola cotta in padella con olio, limone e un pizzico di prezzemolo.

E come dimenticare settembre, il mese della passata di pomodoro. Era un rito. Tutta la famiglia si riuniva. I tavoli pieni di pomodori San Marzano maturi, le mani che li lavavano, li tagliavano, li cuocevano. Il profumo della salsa bollente che si infilava ovunque. Le bottiglie da riempire, da chiudere, da sistemare. Era stancante, ma era gioia. Era famiglia. Era cura. Ogni bottiglia portava con sé un pezzo d’inverno più dolce.

Il significato profondo di “mangiare bene”

Col tempo ho capito che mangiare bene non significa solo nutrirsi con cibo sano o gustoso. Mangiare bene, per davvero, significa sentirsi parte di qualcosa. Significa trovare il tempo per ascoltarsi, per scegliere con amore, per onorare le proprie radici.

In città spesso dimentichiamo cosa vuol dire sedersi a tavola con lentezza. Inseguivamo mode alimentari, contavamo calorie, ci privavamo per un’illusione estetica. Ma la verità è che nessuna dieta può competere con la pasta fatta in casa da una nonna cilentana. Nessun superfood potrà mai eguagliare l’energia emotiva di una passata fatta con la tua famiglia.

Il Cilento mi ha insegnato a volermi bene attraverso il cibo. Mi ha ricordato che cucinare può essere un atto sacro, che mangiare può essere un gesto d’amore, che prendersi cura di sé inizia anche da quello che metti nel piatto.

E oggi, anche quando non sono ad Agropoli, porto con me questi insegnamenti. Cerco di mangiare con presenza, di cucinare con amore, di vivere il cibo non come una paura, ma come una celebrazione.

Conclusione: il mio invito per te

Se stai leggendo e anche tu ti sei sentito, almeno una volta, in conflitto col cibo, con il tuo corpo, con le tue emozioni… fermati un momento. Respira. Torna alle origini. Cerca il tuo Cilento. Il tuo Agropoli. Il tuo ricordo.

Perché lì, tra un piatto di fusilli fatti a mano e una fetta di pane ancora caldo, c’è la tua verità. C’è il modo più semplice per tornare ad amarti.


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Chi sono. Buonocongusto di Gennaro Buono
Scritto da : Gennaro Buono

Buono con Gusto. Un progetto che non è solo un blog, ma un viaggio tra sapori, storie e tradizioni. Qui non troverai solo ricette, ma veri e propri racconti di esperienze gastronomiche, consigli per chi ama cucinare, approfondimenti sul mondo del food & marketing, e tutto ciò che ruota attorno alla cultura del cibo.

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